NEST Napoli est teatro

Orari e prezzi

Scheda artistica

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Date
1 aprile 2017 alle 21.00

2 aprile 2017 alle 18.00

Prezzi
Intero - 12 €
Ridotto (under 25 e over 65) - 10€

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MiliteIgnoto 01/04
MiliteIgnoto 02/04

E chi scende da qui? Ci misi giorni di fatica e bestemmie a salire, tra cadaveri maleodoranti e rocce e grida di morte, ci misi l'orrore stampato negli occhi e il coraggio, tutto questo ci misi, tanto che adesso non scendo! Resto quassù. Che poi, se anche scendo, nessuno mi può riconoscere, che la faccia me la fece saltare un mortaio e la voce fu graffiata da schegge. E il mio nome sparì dalla testa quando fu il grande scoppio. Lo scoppio che tutti ammazzò qui all'intorno. Tranne me che, però, non so più chi sono. A volte mi paio uno, a volte un altro... Io sono uno, nessuno e tutti quelli saltati per aria, morti a fuoco, alla baionetta, asfissiati di gas e ghiacciati di freddo. Che tutti me li sento addosso e mi credo nei loro pensieri. Certo, delle volte penserò di sicuro coi miei veri sentimenti, ma non so quando. Perché io mi ignoro. Sono

ignoto persino a me stesso, figurati al mondo! Ma io, il mondo, lo aspetto qui sopra, in trincea - tutto lo aspetto - che il mondo tutto è coinvolto. E questa è l'unica cosa che ricordo: che sono in guerra, una guerra enorme, mondiale addirittura e io - io che non so più chi sono, da dove vengo e chi mi ha messo al mondo; io sconosciuto anche alla sola madre che mi resta, la Madre Patria – io, per essa, la patria, giurai di morirmene, proprio come le altre 90.000 tonnellate di muscoli e ossa, morte prima di me. Io non scendo!

 

 

Milite Ignoto” racconta il primo, vero momento di unità nazionale. È, infatti, nelle trincee di sangue e fango

che gli “italiani” si sono conosciuti e ritrovati vicini per la prima volta: veneti e sardi, piemontesi e siciliani,

pugliesi e lombardi accomunati dalla paura e dallo spaesamento per quell’evento più grande di loro.

Spaesamento acuito dalla babele di dialetti che risuonavano in quelle trincee. Per questo ho immaginato tutti

i dialetti italiani uniti e mescolati in una lingua d’invenzione, una lingua che si facesse carne viva. Ho provato a

cucire insieme nella stessa frase quanti più dialetti potevo, cercando le parole che consentissero passaggi

morbidi o fratture violente. Ne è venuta fuori una lingua nuova che ha regalato allo spettacolo un suono

sconosciuto ma poggiato sulle viscere profonde del nostro paese.

Ho scelto questo titolo, Milite Ignoto, perché la prima guerra mondiale fu l'ultimo evento bellico dove il milite

ebbe ancora un qualche valore anche nel suo agire solitario, mentre da quel conflitto in poi - anzi, già negli

ultimi sviluppi dello stesso - il milite divenne, appunto, ignoto. E per ignoto ho voluto intendere "dimenticato":

dimenticato in quanto essere umano che ha, appunto, un nome e un cognome. E una faccia, e una voce.

Nella prima guerra mondiale, gradatamente, anche il nemico diventa ignoto, perché non ci sono più campi

di battaglia per i "corpo a corpo", dove guardare negli occhi chi sta per colpirti a morte, ma ci sono trincee

dalle quali partono proiettili e bombe anonime, senza un volto da maledire prima dell'ultimo respiro. E nuvole

di gas che coprono ettari di terreno e radono al suolo interi battaglioni senza un lamento. E aerei che

scaricano tonnellate di esplosivo dal cielo e navi che sparano cannonate a centinaia di metri di distanza. Uno

sparare nel mucchio insomma, un conflitto spersonalizzato in cui gli esseri umani coinvolti sono semplici

ingranaggi della macchina della storia, del meccanismo che li ingoia e li trasforma in cose.

E proprio per questo - come sempre accade nel mio lavoro – sono andato controcorrente e ho rivolto la mia

attenzione verso le piccole storie, verso gli sguardi e le parole di singoli uomini che hanno vissuto e descritto

quegli eventi dal loro particolarissimo punto d’osservazione, perché questo è il compito del teatro, o almeno

del mio teatro: esaltare le piccole storie per gettare altra luce sulla grande storia.

Mario Perrotta

 

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